Violenza orizzontale nelle cure
La «violenza orizzontale» si manifesta sotto forma di mobbing e vessazioni tra colleghi ed è un fenomeno diffuso. Tuttavia, bisogna restare fiduciosi: ognuno di noi è in grado di esercitare una grande influenza contro i comportamenti aggressivi all’interno dell’équipe.
Testo: Angela Schnelli / foto: 123rf
«La violenza nel settore delle cure» non è un fenomeno raro. Secondo una revisione della letteratura condotta da Rossi et al. (2023), tra il 50 e il 75 % delle persone che lavorano nel settore sanitario sarebbe stato vittima di violenza almeno una volta. Questa revisione della letteratura ha preso in esame un totale di 32 studi condotti in diversi paesi, che riportano varie forme di violenza subite dal personale curante. Le aggressioni verbali sono quelle segnalate più frequentemente (57,6 – 77 %). Studi condotti in Svizzera in diversi contesti mostrano una situazione simile (cfr. ad es. Schnelli et al. 2022).
Ma è errato pensare che i comportamenti aggressivi siano esclusivamente attribuibili alle persone assistite o ai loro familiari. Numerosi professionisti delle cure riferiscono che alcune forme di violenza, come il mobbing (molestie morali) o le vessazioni, provengono anche dai colleghi di lavoro. La revisione della letteratura di Rossi et al. (2023) riporta una prevalenza compresa tra il 25 e il 63 %. Questa forma di violenza viene anche definita «violenza orizzontale» o «interna». Nel presente articolo ci basiamo sulla definizione di violenza sul luogo di lavoro fornita dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) (senza data): «[…] qualsiasi situazione in cui i lavoratori subiscono minacce o aggressioni psicologiche o fisiche durante lo svolgimento delle loro mansioni».
Violenza orizzontale: molte forme, conseguenze devastanti
Gli studi sono inequivocabili: questa forma di violenza esiste. Così come esiste la legislazione: secondo la legge sul lavoro, i datori di lavoro sono tenuti ad adottare le misure necessarie per tutelare l’integrità personale dei propri dipendenti (SECO, senza data). Ma quali sono le nostre esperienze concrete nel settore delle cure? Se si chiede in giro o si osserva con attenzione, probabilmente si noterà l’una o l’altra situazione in cui i professionisti delle cure si sono comportati in modo poco collegiale tra di loro.
Un esempio di comportamento inappropriato è rappresentato nel film «L’ultimo turno» di Petra Volpe (2025): nell’ambito dell’accompagnamento di una giovane donna in formazione, una professionista rimprovera la sua collega infermiera: «Non essere troppo gentile». Questa frase sottintende indirettamente che le persone in formazione non debbano in alcun caso essere trattate con gentilezza, ma debbano piuttosto sperimentare la «severità». Istruzioni vaghe, aspettative smisurate, situazioni di apprendimento rese impossibili: ecco i problemi di cui molte persone in formazione continuano a lamentarsi ancora oggi. Commenti del tipo «La studentessa te la porti dietro tu?» «Se proprio devo» o la continua svalutazione delle competenze dei giovani minano il benessere sul posto di lavoro.
Anche il mancato rispetto reciproco dei limiti, ad esempio di fronte a comportamenti difficili con commenti del tipo «Però IO non ho alcun problema con questo cliente», genera pressione e malessere all’interno dell’équipe. Un eccesso di pettegolezzi o una ripartizione del lavoro inadeguata alle risorse disponibili possono anch’essi portare a situazioni stressanti.
Queste forme di violenza hanno conseguenze devastanti: esaurimento, disturbi psichici, aumento del tasso di assenteismo, se non addirittura l’abbandono della professione. Un clima lavorativo negativo si ripercuote anche su pazienti, residenti o clienti, poiché la qualità delle cure può diminuire. In sintesi, si può affermare che le molestie morali sul lavoro hanno ripercussioni negative sia sul piano economico che sulla salute delle vittime e delle persone assistite (Crawford et al. 2019).
Come si arriva a tanto?
Ma come è possibile che, in un contesto in cui l’intenzione fondamentale è quella di aiutare le persone, possano emergere comportamenti dannosi nei confronti dei colleghi? Esistono numerosi modelli e approcci esplicativi che trattano l’insorgere della violenza o dei comportamenti aggressivi. Alcuni aspetti sono descritti in diversi modelli, in particolare lo stato di nervosismo delle persone coinvolte (Allen et al. 2018). Il livello di stress di ciascuno influisce quindi sul modo in cui si interpretano le interazioni o sulla misura in cui si è in grado di plasmarle. Tuttavia, alcuni studi dimostrano anche che l’assenza di strategie di gestione dei conflitti e uno stile di leadership autoritario all’interno delle équipe possono essere all’origine del mobbing (Crawford et al. 2019). Inoltre, le persone che sono state a loro volta vittime di mobbing presentano un rischio maggiore di adottare tali comportamenti. Anche la fede nella meritocrazia, ossia la ripartizione in base alle performance, può aumentare il rischio di un clima lavorativo negativo (Jang et al. 2024).
Nel settore delle cure si riscontrano molti di questi aspetti: le situazioni stressanti sono parte integrante della nostra professione. Negli ospedali, in particolare, spesso prevalgono ancora rigide strutture gerarchiche e molti di noi, nel corso della propria carriera, si sono trovati ad affrontare comportamenti di molestia da parte di colleghi o superiori gerarchici, sia durante la formazione che come professionisti. Inoltre, le elevate esigenze del nostro settore, insieme alle diverse risorse e competenze dei collaboratori, portano spesso a una sensazione di distribuzione ineguale del carico di lavoro nella quotidianità. Nel settore delle cure, i compiti sono spesso considerati di importanza variabile, il che può ulteriormente rafforzare questo senso di ingiustizia. Come possiamo, quindi, combattere questo fenomeno?
La professione di curante non sarà mai esente da stress. Lavoriamo con persone in situazioni di crisi esistenziale, ci sono picchi imprevisti di carico di lavoro e, a volte, un membro dell’équipe è assente. Anche dover coprire un turno di 24 ore fa parte del nostro lavoro, nonostante sappiamo che il lavoro a turni può aumentare la sensazione di stress. Allora, cosa possiamo fare per spezzare la spirale di aggressività nel nostro ambiente lavorativo?
Cosa possiamo fare per porvi rimedio?
In realtà, in questo caso siamo noi stessi, i professionisti delle cure, a poter dare numerosi e importanti contributi per migliorare la nostra situazione. Non mancano esempi positivi di strutture, centri o servizi in cui la collaborazione funziona bene e dove la violenza orizzontale è molto rara o, quando si verifica, viene gestita in modo adeguato. Cosa fanno di diverso queste organizzazioni e le persone che vi lavorano? Sulla base delle conclusioni del loro studio, Jant et al. (2024) raccomandano diverse misure volte a ridurre o prevenire comportamenti di molestia o bullismo, come la promozione dell’intelligenza emotiva all’interno dell’équipe (ad esempio attraverso una riflessione guidata o come criterio di assunzione), una cultura organizzativa incentrata sulle relazioni e sulla comunicazione aperta, nonché programmi volti a favorire il lavoro di squadra e l’autoriflessione.
Comportamento dei dirigenti e cultura aziendale
Gli studi dimostrano chiaramente che il comportamento dei dirigenti e la cultura aziendale influenzano l’insorgere della violenza orizzontale. Il ruolo del responsabile dell’équipe, in particolare, è determinante. Tuttavia, spesso, nella pratica, la selezione per questa funzione non viene condotta con sufficiente rigore. Inoltre, i/le responsabili d’équipe ricevono scarso sostegno, soprattutto quando hanno ancora poca esperienza, e si trovano di fronte ad un conflitto di obiettivi: soddisfare le esigenze dell’organizzazione garantendo al contempo il benessere dell’équipe.
Una selezione rigorosa e un accompagnamento specifico del ruolo di responsabile d’équipe costituiscono una misura importante per contrastare la violenza orizzontale. Lo studio di Schnelli et al. (2022) dimostra infatti che il comportamento dei dirigenti e le discussioni guidate su situazioni stressanti contribuiscono a distendere l’atmosfera all’interno dell’azienda, consentendo di ridurre il senso di stress e l’insorgere di episodi di aggressività. Le misure volte a rafforzare i/le responsabili d’équipe possono, ad esempio, assumere la forma di intervisioni tra pari, coaching individuali e formazioni iniziali e continue mirate.
Un mondo senza violenza orizzontale e possibile. (Foto: 123rf)
Formarsi nella gestione dello stress e dei conflitti e adottare un approccio centrato sulla persona
La promozione dell’autoriflessione e la formazione nella gestione dello stress e dei conflitti rivestono anch’esse grande importanza per il personale curante. Nella quotidianità lavorativa, la riflessione guidata sul proprio ruolo professionale avviene ormai solo raramente. Da qui l’utilità delle discussioni di casi, dei workshop in équipe o degli accompagnamenti individuali. La riflessione sulla filosofia di cura di una struttura contribuisce a definire valori comuni e a renderli trasparenti. Questo favorisce la comprensione reciproca e, di conseguenza, la stima reciproca all’interno dell’équipe.
Il modello dell’approccio centrato sulla persona di McCormack e McCance (2021) costituisce una base importante per il processo di sviluppo delle organizzazioni verso un approccio centrato sulla persona. Secondo questo modello, le relazioni tra i collaboratori, rapporti di forza equilibrati e processi decisionali condivisi sono premesse indispensabili per processi centrati sulla persona nelle cure dirette.
Qualche semplice azione quotidiana
Ci sono anche alcune azioni quotidiane molto semplici che possiamo mettere in atto per liberare il mondo delle cure dalla violenza orizzontale:
- Riflettere sul proprio modo di vivere lo stress: che cosa mi stressa e in che modo la mia équipe potrebbe contribuire a ridurre questo stress? Spesso è utile discutere delle situazioni difficili direttamente all’interno dell’équipe e mostrarsi trasparenti quando ci si sente sopraffatti o sovraccarichi di lavoro. Il sovraccarico di lavoro è comune nel settore delle cure, ed è importante parlarne. Questo aiuta chi ci circonda, ma anche noi stessi, a mettere in prospettiva le proprie reazioni e i propri sentimenti.
- Affrontare direttamente i comportamenti molesti o denigratori all’interno dell’équipe. Individuare la negatività non quando la situazione si è già inasprita, ma non appena tale comportamento si manifesta. Segnalare queste situazioni alla persona responsabile dell’équipe.
- «I pettegolezzi positivi»: a volte, forse non si è affatto
consapevoli dei punti di forza di colleghe e colleghi. Con i «pettegolezzi positivi», si cerca di mettere in luce solo le qualità delle persone di cui si parla. Una strategia utile per influenzare il proprio stato d’animo. - Richiedere e organizzare debriefing guidati dopo situazioni stressanti. Questi debriefing aiutano a meglio comprendere le diverse prospettive e, di conseguenza, a valutare in modo migliore le reazioni del personale coinvolto. Questo favorisce la fiducia e l’efficacia della collaborazione.
- Ogni giorno possiamo scegliere di prendere sul serio i nostri colleghi e colleghe e di non molestarli/e. Anche se noi stessi abbiamo vissuto esperienze diverse.
Non perdere la fiducia
A mio avviso, non dobbiamo perdere fiducia nella professione infermieristica. Siamo in grado di cambiare il mondo delle cure, e molte cose sono già cambiate in meglio. In numerose équipe, le professioniste e i professionisti hanno la possibilità di rispettare i propri limiti di carico di lavoro. Le organizzazioni riflettono su come evolvere verso una cultura incentrata sulla persona. Ci sono sempre più infermieri di pratica avanzata in grado di offrire sostegno nelle situazioni difficili, e si prende sempre più coscienza dell’importanza cruciale di poter contare su quadri competenti e sul loro sostegno. Sono ottimista riguardo alla professione e ho fiducia nel nostro settore: siamo in grado di evolvere.
Autrice
Angela Schnelli Dr. phil., Specialista in cure infermieristiche, responsabile delle cure e dell’accompagnamento presso
SanaFürstenland AG
Pierre-André Wagner: «La cortesia di base semplifica la vita a tutti»
Pierre-André Wagner dirige da 25 anni il servizio giuridico dell’ASI. Il fenomeno della violenza orizzontale — a differenza del mobbing o del bossing — non fa parte della sua quotidianità. Ma conosce bene il problema: in molte équipe regna un’atmosfera malsana, se non addirittura tossica.
La quotidianità professionale di Pierre-André Wagner è caratterizzata dai casi «difficili» per i quali viene richiesta la tutela giuridica dell’ASI e che possono persino sfociare in un procedimento giudiziario. Le consulenze giuridiche dell’ASI, che intervengono a monte, possono risolvere la maggior parte dei problemi, anche se talvolta la soluzione consiste in un cambiamento di posto di lavoro.
Pierre-André dispone di una vasta rete di contatti nel settore delle cure. I suoi colleghi sul campo gli riferiscono spesso che regna una «generale mancanza di cordialità» e una «totale assenza di buone maniere». Un esempio: l’équipe che subentra per il turno successivo non viene nemmeno accolta. «Arrivi, dici “Buongiorno a tutti!”, nessuna risposta. Ti ignorano.» Certo, è possibile che i colleghi e colleghe in questione abbiano vissuto un turno difficile, che abbiano “sgobbato” e siano stanchi. Nonostante tutto, «la cortesia di base semplifica la vita a tutti – e sì, rende le cose più piacevoli!»
Un altro fenomeno molto diffuso: la mancanza di gratitudine. «Ad esempio, la mattina, un’infermiera del turno di notte dà una mano perché ci sono molti prelievi da fare, pur avendo terminato il suo turno. E nessuno pensa a ringraziarla.» Questo avvelena l’atmosfera e porta infine a disfunzioni, perché «dopo la terza volta, lei non darà più quell’aiuto». Così il carico di lavoro non fa che aumentare, i «brontolii» si accumulano e, alla fine, l’atmosfera diventa tossica.
Terza piaga: i pettegolezzi sui colleghi in loro assenza. Che siano di natura personale o professionale, alla fine non portano a nulla perché il problema non viene affrontato e, di conseguenza, non viene risolto. «È una questione di cultura d’équipe, ma anche di leadership. I superiori gerarchici devono intervenire e spiegare chiaramente che tali comportamenti sono inaccettabili. Non è facile, ma è estremamente importante».
«Un’équipe non è una cricca»
L’importanza dell’équipe è senza dubbio fondamentale, soprattutto quando il carico di lavoro è elevato. Ma bisogna tenere presente che un’équipe non è una «cricca». «Si lavora insieme. Le persone fanno parte di un’équipe perché possiedono determinate qualifiche e competenze». Nelle équipe non si ratta di amicizia, né tantomeno di sapere se ci si trova simpatici o meno. Capita naturalmente che si formino dei gruppetti, il che diventa un problema quando altri membri o i nuovi arrivi nell’équipe ne restano esclusi.
Questione di atteggiamento
Per lavorare bene insieme, occorre dare prova di professionalità e adottare l’atteggiamento che vi va di pari passo, uno «spirito di servizio», sottolinea Pierre-André Wagner. «Nel suo ambiente di lavoro, il personale curante è a contatto con esseri umani. Ciò implica l’obbligo di adottare un comportamento professionale nei loro confronti. Non si ha il diritto di far pagare lo scotto del proprio malumore agli altri. Né a pazienti, residenti o clienti, né alle colleghe e ai colleghi». Non che si debba sforzarsi a tutti i costi di diffondere un buon umore che non si ha. Ma si tratta di «coltivare tra di noi relazioni improntate al rispetto e alla correttezza».
La professione indebolita
«La storia delle cure infermieristiche si riflette in qualche modo in alcune équipe e all’interno della professione», sottolinea P.-A. Wagner. Si è sempre riusciti a mettere le une contro le altre: le suore cattoliche contro le diaconesse riformate, le infermiere religiose contro quelle laiche. O ancora le donne provenienti dall’alta borghesia, come Florence Nightingale, per le quali le cure infermieristiche costituivano un imperativo morale, contro le operaie, considerate incolte e sporche. E la pretesa, giudicata riprovevole, di volere uno stipendio e condizioni di lavoro dignitose. Ancora oggi, alcuni settori e specializzazioni infermieristiche godono di maggiore prestigio rispetto ad altri, sono considerati più importanti e più impegnativi.
Per la professione nel suo complesso, questi fattori di divisione sono catastrofici, P.-A. Wagner ne è convinto: «Lo snobismo impedisce di considerarsi come un gruppo unico e di lottare contro le disfunzioni. Questa mancanza di «spirito di gruppo» o di «sorellanza» ci indebolisce come corpo professionale». È quindi tanto più importante non considerare come «normali» fenomeni come la violenza orizzontale, ma prenderne coscienza e combatterli attivamente.
Testo: Martina Camenzind / foto: SBK-ASI
Riferimenti
M.F. Rossi, F. Beccia, F. Cittadini, C. Amantea, G. Aulino, P.E. Santoro, I. Borrelli, A. Oliva, W. Ricciardi, U. Moscato, M.R. Gualano, Workplace violence against healthcare workers: an umbrella review of systematic reviews and meta-analyses, Public Health, Volume 221, 2023, Pages 50-59, ISSN 0033-3506, https://doi.org/10.1016/j.puhe.2023.05.021 .
Schnelli A, Ott S, Zeller A, Mayer H. Aggressive incidents in home care services and organizational support: A cross-sectional survey in Switzerland. J Nurs Manag. 2022 Sep;30(6):1600-1609. doi: 10.1111/jonm.13508. Epub 2021 Dec 8. PMID: 34783102; PMCID: PMC9788333.
Staatssekretariat für Wirtschaft (SECO) (ohne Datum). Gewalt und Aggression im Arbeitsumfeld.
Crawford, Cecelia L.; Chu, Frances; Judson, Lorie H.; Cuenca, Emma; Jadalla, Ahlam A.; Tze-Polo, Lisa; Kawar, Lina Najib; Runnels, Cindy; Garvida, Roque . (2019). An Integrative Review of Nurse-to-Nurse Incivility, Hostility, and Workplace Violence. Nursing Administration Quarterly, 43(2), 138–156. doi:10.1097/NAQ.0000000000000338
Allen, Johnie J; Anderson, Craig A; Bushman, Brad J . (2018). The General Aggression Model. Current Opinion in Psychology, 19(), 75–80.
Jang, Insil, Jang, Sun Joo, Chang, Sun Ju, Factors Influencing Hospital Nurses’ Workplace Bullying Experiences Focusing on Meritocracy Belief, Emotional Intelligence, and Organizational Culture: A Cross-Sectional Study, Journal of Nursing Management, 2024, 1637066, 11 pages, 2024. https://doi.org/10.1155/2024/1637066
McCormack, B., & McCance, T. (2021). The person-centred nursing framework. In J. Dewing, B. McCormack, & T. McCance (Eds.), Person-centred Nursing Research: Methodology, Methods and Outcomes (pp. 13–28). Springer.